Era il 1980 quando mio nonno decise di fare un acquisto che avrebbe lasciato un segno profondo nella nostra famiglia: un’Abarth A112. Non era un’auto scelta a caso, ma il compagno perfetto per quei viaggi che segnano la vita. Milano lo chiamava spesso, non per lavoro o avventure di città, ma per qualcosa di più serio: delle visite mediche importanti. Ogni volta lasciava il suo paese natale, affrontava chilometri di strada, e poi tornava, portandosi dietro la sua determinazione e la voglia di non arrendersi.
La A112 era più di un mezzo di trasporto: era il simbolo del suo spirito. Piccola, sì, ma potente. Agile, grintosa, e capace di rendere ogni viaggio un’esperienza unica. Mio nonno l’amava per la sua velocità e affidabilità, ma anche per la comodità che offriva, fondamentale in quei lunghi spostamenti. Quando guidava, era come se la sua forza si unisse a quella dello scorpione sul cofano: entrambi determinati, entrambi indomabili.
Ma come accade con tante storie, anche quella della A112 finì per essere messa da parte. Con il passare degli anni, quando i viaggi a Milano si fecero meno frequenti, l’auto venne parcheggiata in garage, lasciata lì, quasi dimenticata, come un ricordo nascosto sotto uno strato di polvere e telo.
Poi, qualche tempo fa, io e mio padre decidemmo di aprire quel garage. Non sapevamo bene cosa aspettarci, o quasi, ma quando vedemmo quella macchina, capimmo subito che meritava una seconda vita. Non era solo un’auto: era la testimonianza di una storia familiare, di chilometri percorsi tra speranze, preoccupazioni e ritorni a casa.
Oggi, guidare l’Abarth A112 non significa solo andare da un punto all’altro. Significa rivivere i viaggi di mio nonno, sentire il suo spirito in ogni curva, in ogni cambio di marcia. È un modo per onorare la sua forza, il suo coraggio e il legame con la nostra terra, quel paese che ogni volta lo accoglieva al ritorno.
Condividere questa storia è importante per me. Non è solo la storia di un’auto, ma di una famiglia, di un uomo che non si fermava mai davanti alle difficoltà. L’A112 è il simbolo di tutto questo, e ogni volta che la guardo o la guido, mi ricorda che anche le cose più piccole, come un’auto dimenticata in un garage, possono portare con sé i più grandi insegnamenti della vita.

